Milano, 15 set. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Combattere il cancro senza muoversi dal proprio pc. Parte oggi il primo master virtuale in oncologia: 14 lezioni rivolte a 30 medici specialisti, che si aggiorneranno su Second life.
L'iniziativa, accreditata Ecm, e' promossa dall'Associazione ricerca ed educazione in oncologia (Areo) e patrocinata da tre centri di eccellenza della Penisola: l'universita' di Modena e Reggio Emilia, l'Istituto nazionale per la ricerca sul cancro di Genova e l'Istituto Regina Elena di Roma.
Il seguito potrete leggerlo qui (fonte)
SLURL : http://slurl.com/secondlife/ISN%20VISIONS/177/106/26 ISN...:)
http://www.virtualcancerinstitute.org/
http://mastervirtualeoncologia.virtualcancerinstitute.org/
Saper e poter volare
*Sono nata il 7 agosto 2007*
Official Linden Blog
mercoledì 7 ottobre 2009
Master Oncologia in SL
martedì 6 ottobre 2009
Rezzable ed il nuovo Heritage Key's King
http://heritage-key.com/virtual-experience
At this site, you can create an avatar and download the client. Most of the features will be very familiar to an SL user.
The world of King Tut is divided into zones such as The Valley of the Kings, a museum with artifacts and audio descriptions, and a Banks of the Nileexperience with another gallery plus Nile barges, a granary, and more.
Of interest to this educator is how HK provides strongly written and well researched Web portal for student work. It's rich in ideas for assignments:
http://heritage-key.com/
The potential is strong for immersive education in several fields. Teams can explore, complete projects such as my own "Saving Isis" for my first-yearwriting class:
http://iggyssyllabus.pbworks.com/Saving-Isis
Have fun on the Nile!
Ignatius Onomatopoeia (SL)Joe Essid, University of Richmondjessid@richmond.edu
Fibre Ottiche : NOBEL per la FISICA a...
Premio Nobel. Tutti i pezzi6 ottobre 2009 – Assegnato a Charles K. Kao - degli Standard Telecommunication Laboratories di Harlow e dell'Università Cinese di Hong Kong -,Willard S. Boyle e George E. Smith, entrambi dei Bell Laboratories di Murray Hill, il premio Nobel per la Fisica 2009 grazie alle ricerche effettuate sulle fibre ottiche, capaci di aprire nuove strade per il settore delle comunicazioni in futuro. I tre fisici sono stati premiati per l'invenzione dei sensori Ccd, che utilizzano la tecnologia basata sull'effetto fotoelettrico previsto da Albert Einstein. Tutti e tre i fisici hanno la cittadinanza americana e in passato hanno condotto le proprie ricerche presso aziende private. Charles Kuen Kao, che oltre alla cittadinanza statunitense ha anche quella britannica, è nato nel 1933 in Cina, a Shanghai. Si è laureato nel 1965 in Ingegneria elettronica in Gran Bretagna, presso l’Imperiale College di Londra. In pensione dal 1996, ha condotto le ricerche che lo hanno portato al Nobel negli Standard Telecommunication Laboratories di Harlow e contemporaneamente ha insegnato all’Università Cinese di Hong Kong. Willard Sterling Boyle, che con lui divide il premio, ha invece la cittadinanza canadese, oltre a quella statunitense. Nato nel 1924 in Canada, ad Amherst, si è laureato in Fisica nel suo paese nel 1950, presso la McGill University. In pensione dal 1979, ha diretto la Divisione sulle Comunicazioni degli statunitensi Bell Laboratories. George Elwood Smith, cittadino americano, è nato infine nel 1930 a White Plains. Si è laureato in Fisica nell'università di Chicago nel 1959 ed ha lavorato nei Bell Laboratories fino al pensionamento, avvenuto nel 1986. Lo rende noto l’Ansa.

Ultimo aggiornamento ( martedì 06 ottobre 2009 )
domenica 4 ottobre 2009
Introducing Google Sidewiki
Interpretazione positiva: uno strumento di partecipazione e di informazione aggiuntiva fornita dagli altri che condividono con te la stessa lettura/utillizzazione del sito. Interpretazione negativa: se tu gestore del sito non vuoi i commenti, te li becchi lo stesso. Insomma: è sidewiki. Una nuova funzionalità messa a disposizione all’interno della Google toolbar che milioni di persone usano all’interno del proprio browser. In pratica: io visito il sito X che non mi dà la possibilità di commentare o non mi piace il suo sistema di commenti. In questo caso posso usare sidewiki, apro il servizio dal browser, inserisco il mio commento, e questo mio testo si unisce a tutti gli altri che hanno commentato su quello stesso argomento, nella forma di una colonna di pareri. Non si unisce sul sito interessato, ma solo sul browser dell’utente.
Possibili situazioni di fantasia che ne potrebbero risultare: un articolo di giornale contestato in diretta, il sito della presidenza del consiglio affiancato da commenti che fanno al presidente tutte le domande che lui non vorrebbe. Ma, in positivo, un articolo di giornale potrebbe essere arricchito da informazioni inserite dalla gente o dai suoi stessi redattori. E i sostenitori di un politico criticato potrebbero pubblicare il video che prova che no, quella sera il leader era proprio a quella cerimonia inaugurale e non altrove. E per tutti quelli che invocano il diritto di rettifica, voilà, la rettifica affiancata al testo “diffamatorio”, proprio là, servita con la stessa evidenza. Insomma è la vita parallela della notizia.
Dite che potreste ribellarvi, intesi “voi” come titolari del sito? No, non potete, perché sidewiki è basato su un server che non vi riguarda e non si aggiunge fisicamente al vostro sito, ma è un servizio che si realizza solo davanti agli occhi dell’utilizzatore. E’ il web, bellezza, e tu non puoi farci proprio nulla.
Poi Google, nel bene e nel male, rifiuta l’aggettivo “disgregante”. Ma è ciò che fa, ogni giorno. Personalmente è una funzione che trovo non del tutto negativa…
SideWiki
DAL BLOG di Giuseppe Granieri
The dark side of Sidewiki (ovvero il furto del web)
La natura vagamente eversiva di Sidewiki (di cui parlavamo qui e qui) è tale proprio perchè sovverte alcuni canoni considerati comuni e intoccabili, a partire dal fatto che la mia pagina o il mio blog, o il mio sito, sono miei e basta. Ed è questo il principale controargomento di Dave Winer: My web site is my space. Intanto -a quanto pare- si lavora già su script per neutralizzare Sidewiki. Su TalkBiz, invece, Paul Myers raccoglie molti punti in un lungo post intitolato "Google ruba il Web" (Google steals the web).Io, personalmente, mantengo il giudizio sospeso e continuo ad osservare come evolve la situazione, per verificare se è un qualcosa che tende a funzionare (o no). Intanto, più che le critiche, trovo interessante definire le cose buone che si potrebbero fare, curioso di vedere se come crowd abbiamo abbastanza wisdom (*).
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Usi interessanti di Google Sidewiki
Per argomentare il discorso iniziato qui, probabilmente serve qualche considerazione generale. La prima è un tentativo di dare una definizione di Google Sidewiki che, secondo me, è un vero e proprio social network sovrapposto come un layer (applicando al web il modello dell'augmented reality) alle informazioni delle pagine. Una sorta di enorme Facebook che ingloba il web. Questo perchè l'identità degli autori dei commenti viene collegata al profilo Google, che tiene traccia di tutte le attività e i commenti lasciati in giro. Così come è possibile navigare tra i profili partendo dai commenti alle pagine.Il fatto di lavorare su un layer diverso (e quindi di poter sovrapporre commenti ovunque) consente al lettore di emendare (correggere, commentare, ecc.) qualsiasi pagina e di collegarla ad altre. Da questo punto di vista Sidewiki è un nuovo layer di cognizione distribuita: leggi un articolo sul sito di un giornale e accanto trovi linkati i post dei blog che ne parlano. Vai sulla pagina di un prodotto, fatta dal produttore, e trovi linkate le esperienze degli utenti di quel prodotto. Leggi la presentazione di un libro sulla pagina dell'editore e accanto trovi l'elenco delle recensioni. Ho fatto un esempio banale qui.Al di là delle recensioni di libri e di prodotti, tuttavia, l'utilizzo più dirompente (e immediato) potrebbe venire proprio dal rapporto con l'informazione. Collegando i post dei blog o gli articoli scritti altrove alla pagina di una notizia, i siti delle grandi testate si attiverebbero involontariamente come dei grandi "abilitatori" in grado di smistare l'attenzione verso altre fonti, socialmente ritenute valide. Infatti, perchè tutto questo accada, è necessario che il meccanismo di valutazione degli utenti (che in pratica stabiliscono cosa è interessante cosa no tra i commenti user generated) funzioni in modo efficace, altrimenti l'utilizzo di Sidewiki non viene percepito come essenziale.E' anche necessario che vi sia una buona massa critica che usi Sidewiki, che la maggioranza delle persone capisca che l'applicazione va utilizzata non sulle home page ma sulle unità minime di contenuto (pagine, post, articoli) e che alla fine tutto questo lavoro serva davvero a qualcuno. Perchè se qualcuno lo troverà utile, con tutta probabilità il modello tenderà a diffondersi. E' un enorme trackback system, potenzialmente utilissimo per collegare notizie e commenti, per navigarci dentro, per migliorare anche la pluralità dell'informazione. Come sempre nella cose della Rete è importante -credo- che vi siano dei buoni esempi all'inizio (la gente tende a usare gli strumenti come li vede usati da altri). E, probabilmente, è necessario che l'opzione sidewiki sull'ecosistema informativo venga utilizzata per arricchire l'informazione e non per autopromuoversi o per scaricare veleni e polemiche inutili sul vicino di pagina. Pensato nell'ottica giusta, può essere uno strumento potentissimo.
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Segnali dal web che (forse) cambia
Ci sono alcune applicazioni che -almeno potenzialmente- possono cambiare in maniera abbastanza radicale i comportamenti e i processi (sociali e di informazione) nella rete. Una di queste potrebbe essere Google Wave, per cui si è già scatenata la lotta agli inviti e di cui si dice che avrà impatto anche sul giornalismo e sulla circolazione delle news. Ne sappiamo ancora poco, ma se sei curioso puoi dare un'occhiata qui.L'altra, di cui sta parlando relativamente poco, è Google SideWiki che fa un'operazione tanto semplice quanto eversiva per i canoni comuni: consente a tutti di lasciare un commento sulla tua pagina, a prescindere dal fatto che tu abbia abilitato o no qualche strumento per stimolare l'opinione dei visitatori. E non ti consente, ovviamente, di moderare. Qui un esempio sulla home page del Corriere e su quella di Repubblica. Da notare che la pagina con i commenti può essere linkata e distribuita in modo che le annotazioni siano visibili anche da chi non ha sidewiki. Se vuoi capirne di più, puoi partire da un pezzo di Vittorio di qualche giorno fa e anche da un post di Smart Feeling, entrambi in italiano.Al momento non c'è ancora una massa critica di utenti che utilizza questa funzione e non sono ancora emerse pratiche d'uso, ma è questione forse solo di tempo. Intanto, su Advertising Age, com'era prevedibile gli esperti di marketing e i teorici del controllo del brand hanno messo il tema in agenda, con un articolo intitolato: Google's SideWiki: Don't Say We Didn't Warn You. Il pezzo contiene un paio di buoni consigli, che alla fine si riassumono nel classico "presidia anche questo spazio": reclama la tua pagina, monitora e controlla i commenti, dialoga e aggiungi le tue social features. In una parola, lavora anche su questa nuova dimensione. Update: continua qui
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Diritto alla rete
Burning Life 2009

Quest'anno Burning Life si svolgerà dal 17 al 25 ottobre
Link al sito
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Burning Life is a festival of community, art and fire in the virtual world of Second Life. It was first held in 2003 when the Second Life grid was still in it's infancy, and it's inspired by the real life Art, Fire and Community festival known globally as Burning Man. Both Burning Man and Second Life began in San Francisco, California. But they have a lot more in common than their birthplace....
Burning Life 2008
Some History:
In 1999, a dreamy guy from San Francisco decided to go explore this Burning Man thing he'd been hearing about. Into his car, he tossed a tent, water and everything else he needed to survive, then he drove 300 miles out to the Nevada high desert. He arrived at a featureless, 40-square miles of cracked mud, ringed by distant mountains. Hot.
It was terribly hot. Except when the sun went down. Then it was just plain cold. The Black Rock Desert is an ancient dry lake bed. "The Playa", geologists called it; harsh, foreign, unforgiving and so shockingly barren that it *begs* to be your empty canvas. A strange encampment had been erected there, ringed around a 40-foot tall anthropomorphic wooden statue destined to be burned the last night. What the Dreamer found there— a huge group of people, self organized into a city, collaboratively creating a different reality— tweaked the direction of the project he was working on back in San Francisco, and filled his head with ideas about the nature of reality, creativity, identity and community. He worked some of these ideas into the very fabric of his project "Linden World", which you and I now know as Second Life. That Dreamer was our founder Philip Linden.
Fast forward to 2003. Numerous Linden Lab employees were regulars at Burning Man, but by 2003 they were too busy getting Second Life out the door to visit the real life Playa. So Phoenix Linden approached the Burning Man organization for permission to build a tribute to the real event in Second Life. With permission duly granted, the Lindens built a Man statue much like the real thing, and "burned" it in-world. Which seems like ancient history ;-). 2009 marks Burning Life's 7th year here in Second Life.
Our Inspiration:
What happens at the real life Burning Man is quite phenomenal. This real-world city of 50,000, built entirely by its citizens, is 100 miles from the nearest source of supplies. Yet it has roads, street signs, an FAA-approved airport, a power grid, a hospital, huge public plazas, street lights, processions, rituals and spectacles. It has fabulous fashions, ridiculous situations and artworks so raw they are literally dangerous. "No Spectators" is a common meme and in fact, passive consumption of amusement is pretty difficult in a Survival Camping environment such as this. You must bring with you everything you need to survive, since nothing is for sale and exchange of money is forbidden in Black Rock City. Water, shelter, food— the hot tub, the 3-storey duck-shaped nightclub you designed, the fabulous sequined cocktail dress, the personal flame thrower— you need to bring it all with you! And people do. Many camps roll onto the playa with fully loaded 16-wheelers and hundreds of camp-mates anxious to get to work building their vision.
BUT - It's all temporary. At the end of a week, much of the artwork is burned, and every last last speck of what was brought there is taken away again, down to the last sequin, Leaving No Trace of the city that was just there. When the winter rains come, even the footprints will vanish. Til next year....
Why we do Burning Life:
For the same reason people do Burning Man. To learn and grow. And to form a community that values creative learning and growing. The temporal nature of it is vital to having immediate and unmediated experience, and the DIY aesthetic meshes perfectly with Second Life's riot of user-created content. When Philip Linden put the tools of creation into the hands of Residents, he set up the same level playing field that energizes Burning Man. Everyone contributes. Nobody is special, and everyone is a star!
So get involved. It doesn't even matter how much you know about Second Life. If you are not a great builder-- this is the place to experiment and learn from others. If you don't know anyone in Second Life yet— you will. If you are a veteran of Second Life and you crave a little good-old-fashioned creative chaos, come on out. Burning Life will be exactly what each of us put into it.
Burning Life is a Resident-Created Event held on Linden land. All Linden Lab TOS and Community Standards will be in effect.
Credits:
* Video by Phaylen Fairchild & Poid Mahovlich
* Photo by Danger Ranger, ©1990
venerdì 2 ottobre 2009
Prossimi appuntamenti di "Scienza on the road"
Perchè i pianeti ruotano attorno al sole?
L'appuntamento di Scienza on the Road martedì 29 settembre 2009
L'articolo di Ethel Holmer su "Piegare la luce"

Ethel Holmer

























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