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domenica 4 ottobre 2009

SideWiki

DAL BLOG di Giuseppe Granieri

The dark side of Sidewiki (ovvero il furto del web)
La natura vagamente eversiva di Sidewiki (di cui parlavamo qui e qui) è tale proprio perchè sovverte alcuni canoni considerati comuni e intoccabili, a partire dal fatto che la mia pagina o il mio blog, o il mio sito, sono miei e basta. Ed è questo il principale controargomento di Dave Winer: My web site is my space. Intanto -a quanto pare- si lavora già su script per neutralizzare Sidewiki. Su TalkBiz, invece, Paul Myers raccoglie molti punti in un lungo post intitolato "Google ruba il Web" (Google steals the web).Io, personalmente, mantengo il giudizio sospeso e continuo ad osservare come evolve la situazione, per verificare se è un qualcosa che tende a funzionare (o no). Intanto, più che le critiche, trovo interessante definire le cose buone che si potrebbero fare, curioso di vedere se come crowd abbiamo abbastanza wisdom (*).
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Usi interessanti di Google Sidewiki
Per argomentare il discorso iniziato qui, probabilmente serve qualche considerazione generale. La prima è un tentativo di dare una definizione di Google Sidewiki che, secondo me, è un vero e proprio social network sovrapposto come un layer (applicando al web il modello dell'augmented reality) alle informazioni delle pagine. Una sorta di enorme Facebook che ingloba il web. Questo perchè l'identità degli autori dei commenti viene collegata al profilo Google, che tiene traccia di tutte le attività e i commenti lasciati in giro. Così come è possibile navigare tra i profili partendo dai commenti alle pagine.Il fatto di lavorare su un layer diverso (e quindi di poter sovrapporre commenti ovunque) consente al lettore di emendare (correggere, commentare, ecc.) qualsiasi pagina e di collegarla ad altre. Da questo punto di vista Sidewiki è un nuovo layer di cognizione distribuita: leggi un articolo sul sito di un giornale e accanto trovi linkati i post dei blog che ne parlano. Vai sulla pagina di un prodotto, fatta dal produttore, e trovi linkate le esperienze degli utenti di quel prodotto. Leggi la presentazione di un libro sulla pagina dell'editore e accanto trovi l'elenco delle recensioni. Ho fatto un esempio banale qui.Al di là delle recensioni di libri e di prodotti, tuttavia, l'utilizzo più dirompente (e immediato) potrebbe venire proprio dal rapporto con l'informazione. Collegando i post dei blog o gli articoli scritti altrove alla pagina di una notizia, i siti delle grandi testate si attiverebbero involontariamente come dei grandi "abilitatori" in grado di smistare l'attenzione verso altre fonti, socialmente ritenute valide. Infatti, perchè tutto questo accada, è necessario che il meccanismo di valutazione degli utenti (che in pratica stabiliscono cosa è interessante cosa no tra i commenti user generated) funzioni in modo efficace, altrimenti l'utilizzo di Sidewiki non viene percepito come essenziale.E' anche necessario che vi sia una buona massa critica che usi Sidewiki, che la maggioranza delle persone capisca che l'applicazione va utilizzata non sulle home page ma sulle unità minime di contenuto (pagine, post, articoli) e che alla fine tutto questo lavoro serva davvero a qualcuno. Perchè se qualcuno lo troverà utile, con tutta probabilità il modello tenderà a diffondersi. E' un enorme trackback system, potenzialmente utilissimo per collegare notizie e commenti, per navigarci dentro, per migliorare anche la pluralità dell'informazione. Come sempre nella cose della Rete è importante -credo- che vi siano dei buoni esempi all'inizio (la gente tende a usare gli strumenti come li vede usati da altri). E, probabilmente, è necessario che l'opzione sidewiki sull'ecosistema informativo venga utilizzata per arricchire l'informazione e non per autopromuoversi o per scaricare veleni e polemiche inutili sul vicino di pagina. Pensato nell'ottica giusta, può essere uno strumento potentissimo.
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Segnali dal web che (forse) cambia
Ci sono alcune applicazioni che -almeno potenzialmente- possono cambiare in maniera abbastanza radicale i comportamenti e i processi (sociali e di informazione) nella rete. Una di queste potrebbe essere Google Wave, per cui si è già scatenata la lotta agli inviti e di cui si dice che avrà impatto anche sul giornalismo e sulla circolazione delle news. Ne sappiamo ancora poco, ma se sei curioso puoi dare un'occhiata qui.L'altra, di cui sta parlando relativamente poco, è Google SideWiki che fa un'operazione tanto semplice quanto eversiva per i canoni comuni: consente a tutti di lasciare un commento sulla tua pagina, a prescindere dal fatto che tu abbia abilitato o no qualche strumento per stimolare l'opinione dei visitatori. E non ti consente, ovviamente, di moderare. Qui un esempio sulla home page del Corriere e su quella di Repubblica. Da notare che la pagina con i commenti può essere linkata e distribuita in modo che le annotazioni siano visibili anche da chi non ha sidewiki. Se vuoi capirne di più, puoi partire da un pezzo di Vittorio di qualche giorno fa e anche da un post di Smart Feeling, entrambi in italiano.Al momento non c'è ancora una massa critica di utenti che utilizza questa funzione e non sono ancora emerse pratiche d'uso, ma è questione forse solo di tempo. Intanto, su Advertising Age, com'era prevedibile gli esperti di marketing e i teorici del controllo del brand hanno messo il tema in agenda, con un articolo intitolato: Google's SideWiki: Don't Say We Didn't Warn You. Il pezzo contiene un paio di buoni consigli, che alla fine si riassumono nel classico "presidia anche questo spazio": reclama la tua pagina, monitora e controlla i commenti, dialoga e aggiungi le tue social features. In una parola, lavora anche su questa nuova dimensione. Update: continua qui
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